BIOGRAFIA

Biografia

Carlo Piterà

Nato a Belcastro (CZ) il 16 gennaio del 1955, Carlo Piterà risiede a Genova dal 1956. Giovanissimo lascia il suo paese per trasferirsi con la famiglia a Genova dove attualmente egli vive in Via Buranello 18/9. La sua vocazione artistica risale ai primi anni di scuola. A soli sette anni è premiato dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni per un disegno sul tema del risparmio. La precocissima vocazione artistica lo induce particolarmente all’interesse per la pittura e alla visita delle più importanti pinacoteche genovesi per studiare le opere degli antichi maestri. A venti anni si diploma presso l’Istituto Tecnico Statale per Geometri “Michelangelo Buonarroti”. Suo padre spera di farne un architetto. Inizia così gli studi in architettura che abbandona dopo circa due anni per dedicarsi esclusivamente alla pittura, preferendo di gran lunga i pennelli e l’acre odore dei colori ad olio. Negli anni successivi comincia ad interessarsi di pittura dedicandosi al figurativo tradizionale. Usa prevalentemente il colore ad olio e prosegue in una continua maturazione ed elaborazione di idee. Autodidatta, caparbio ed instancabile, matura la sua arte tra casa e scuola. Prosegue una continua ricerca ed elaborazione di idee che lo porterà a considerare come fatto primario il Surrealismo. Si interessa all’anatomia umana, alle leggi del colore, agli equilibri compositivi e al disegno architettonico, unendo così all’estro e all’emotività un solido bagaglio di tenace ricerca ed esperienza formale; per poi passare decisamente alle immagini della surrealtà nelle quali trova più libertà per soddisfare le nuove necessità espressive. Partecipa su invito a numerose e importanti collettive a carattere regionale e nazionale conseguendo successi ed aggiudicandosi importanti premi. Nel 1976, incitato dal fratello ad iniziare un più diretto rapporto col pubblico, presenta la sua prima personale. Scriverà di lui Franca Bissoni in quell’occasione “La realizzazione si avvale di un’abilità tecnica indubbiamente superiore all’età dell’artista, il quale sembra aver assimilato con profitto la lezione del Surrealismo storico”. Continuando a dipingere avverte la necessità di una costante verifica e di una continua revisione tecnica ed espressiva. Conseguentemente sospende per qualche tempo le esposizioni riducendosi in un isolamento estremamente utile e produttivo. Nel 1978 e 79 riprende l’attività pubblica, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica; e c’é chi osserva come la sua sia “una prova di forza atta a riassumere le molteplici proiezioni della sua verità immaginativa”. Nel 1986 Pietro Annigoni, apprezzando “le sue fantasie conturbanti e il modo diretto di evidenziarle”, lo incita ad approfondire la ricerca realistica nelle sue opere, ed il critico d’arte Vitaliano Rocchiero lo definisce “padrone assoluto dell’irrealtà nella realtà”. Sempre nell’86 incontra il mercante d’arte di Verona Giorgio Ghelfi che gli offre l’opportunità di esporre nelle sue gallerie di Verona e Montecatini Terme pubblicando per l’occasione una monografia con la presentazione critica di Enzo Fabiani. Negli anni successivi la sua ricerca pittorica volge allo studio approfondito dei Maestri del ‘500 e ‘600. Infatti la sua più recente produzione denota una elaborazione concettuale e stilistica di marca neomanieristica e citazionistica senza tralasciare, per altro, l’invenzione e le peculiarità fenomeniche del Surrealismo storico.