I Tarocchi di Carlo Piterà

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I Tarocchi hanno da sempre ispirato gli artisti: da Bonifacio Bembo (1420-1470 ca) a Salvador Dalì (1904-1989), dall’incisore anonimo ferrarese (il cosiddetto ”Mantegna”, 1460-1465 ca) a Renato Guttuso (1912-1987), da Giuseppe Maria Mitelli (1634-1718) a Franco Gentilini (1909-1981)…..che, di volta in volta hanno reinterpretato o anche reinventato l’iconografia tradizionale che, dall’Età di Mezzo al Rinascimento, è stata alla base del ludus trionphorum o Giochi dei Trionfi cantati da Matteo Maria Boiardo, Teofilo Folengo, Luigi Pulci, Pietro Aretino….e per finire da Italo Calvino nel Castello dei destini incrociati.
I 78 Tarocchi dipinti da Carlo Piterà si inseriscono nel filone tramandatoci dal XV secolo in poi, ponendosi nella corrente che attribuisce alla figura e ad ogni singola parte di essa un preciso valore simbolico, ma sempre nel rispetto del dato realistico. Coerente con la propria poetica che mira ad identificare il reale con l’allegoria, e l’esistente con il visionario, giocando molto spesso con suggestioni accademiche e ispirazioni visionarie, il Nostro Artista ha trovato nel Gioco dei Trionfi un nuovo e fecondo stimolo per la sua creatività.
Come accade in tutta la sua produzione, la citazione dei grandi pittori del passato è ad un tempo punto d’avvio per la creazione ed elemento formale che concorre a costruire sia il senso profondo dell’opera sia il carattere assolutamente originale di questo artista.
La sua è una realtà visionaria, ossia prende forma nell’aspetto che assumono nella mente le cose pensate, ricordate o sognate e cioè le idee o le visioni.
L’eikòn (icona) o l’immagine figurativa già era eìdos (idein, che rimanda al sanscrito vedah, al greco al latino video), ossia forma ideale. Il termine visionario scaturisce da orào/eìdos, sia per le idee che per le visioni e per i sogni, ma rimanda anche ad eikòn (raffigurazione) per una cosa che assomiglia a ciò che ci appare (da eoika= sono simile, emblematico, figurativo, simbolico). “La natura primordiale – dice Eraclito (DK 1 178) – ama occultarsi” indicando e manifestando la diversità di livello e la profondità di indagine in cui si muove la sapienza (sophia) rispetto alla scienza (episteme). Il mondo dell’anima è misurato dall’estasi e dimora nel sogno; esso ha, infatti, dimensioni incommensurabili e irraggiungibili che debordano oltre i limiti dell’empiria: “Neppure se percorrerai interamente tutte le strade, nel tuo andare non troverai mai i confini dell’anima, tanto profonda è l’espressione che le appartiene” (DK 1 161).
E difatti, dopo aver percorso alcuni dei cammini verso i limiti della psyche, Carlo Piterà approda al cosiddetto liber mutus, che non legge nella certezza di afferrarlo, ma si limita ad interpretarlo, a rappresentarlo, a raffigurarlo. La genesi e la gestazione di questo mazzo è stata lunga: dieci anni fa la scoperta del magico mondo dei tarocchi e il subitaneo innamoramento; poi lunghi anni di studio e di incubazione degli stimoli che da quelle riflessioni nascevano; infine un anno fa, in pochi mesi di lavoro michelangiolesco, la realizzazione delle 78 lame (tavole da 100 cm x 175 cm). Un’esperienza incredibile per il visitatore del suo atelier che si trova circondato dai personaggi delle carte; sottomesso dall’imponenza dei 22 Arcani Maggiori o Atouts e dominato dalle 4 Corti Regali di denari, di coppe, spade e bastoni o dai 56 Arcani Minori, che rimane soggiogato e quasi risucchiato nel vortice dei messaggi che queste figure emanano. E’ come far parte del gioco della vita osservando ed esaminando quello che capita intorno a noi, sia come attori protagonisti del giorno per giorno che come spettatori dell’effimero, all’interno del grande sogno della immortalità, ovvero il nati per sempre.

“Meglio sognare la propria vita che viverla – diceva Marcel Proust in Les Plaisirs et les jours – benchè viverla sia ancora sognarla”.

Paolo Aldo Rossi

 

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